Il vocabolario bolognese
Il corso on-line aggiornato per mantenere vivo il vero slang bolognese!
NB: i termini in rosso hanno delle corrispondenze nel vocabolario.
A BALUS: letteralmente indicherebbe abbondanza, una gran quantità di qualcosa, è da utilizzarsi per esprimere circostanze positive. Ormai in disuso, usato soprattutto dai 40/50enni. "Come e' andata quella BAZZA che avevi per le mani?". "A balus, ho concluso io il tutto e mi e' ANDATA DI LUSSO!".
ABASTA: derivazione dialettale per definire "abbastanza", "a sufficienza": "ne vuoi ancora?" "No grazie, ne ho abasta".
ABBALOCCARE: creare dei grumi, di farina, di crema, di polenta, mentre si cucina.
ALLA VECCHIA: abbreviazione di "alla vecchia maniera" ovvero senza pretese, senza fronzoli. "Oh regaz, stasera ci troviamo da me, facciamo un po' di balotta e diciamo a mia madre di cucinare qualcosa alla vecchia".
AMASARE: raccogliere, radunare, mettere assieme: "Oh cinno, vedi BEN di amasare la tua roba!". Può essere usato per una riconciliazione fra due innamorati: "Oh ma Giulio e Lucia hanno litigato?" "Sì, ma si sono amasati".
ANDAR
GIU' DI SPARARDELLO: si dice di un individuo che non ha peli sulla
lingua, cioe' che dice tutto in
faccia: "Ieri ho litigato con mio marito e ti giuro son andata
giu' di sparardello gli ho detto il RUSCO E BRUSCO di cio' che penso
di lui".
ANDARE
A RUSCO: e' un modo per mandare a quel paese qualcuno in senso
dispregiativo: andare a RUSCO significa vagare in cerca
di qualcosa che non vale nulla come, appunto, l'immondizia.
ANDATA DI LUSSO: situazione favorevole, colpo di fortuna. "Oh come è andata con quella tipa?". "Cavolo, serata della Madonna, ci siamo divertiti, mi è andata di lusso!".
ARRABBIATO: viene spesso usato come rafforzativo all'interno di una frase: "Oh quel ristorante è caro arrabbiato!".
ATTORNO/GROSSO MODO: termini che equivalgono a "circa" in italiano: "quella macchina costa attorno ai 20.000 euro". "Stasera arrivo da te grosso modo all'ora di cena".
BACELLO: dicesi di una cosa riuscita o realizzata in modo non propriamente professionale.
BADILE/I: dicasi mani grandi. "Oh hai visto Morandi che due badili che c'ha...non saran mica due mani..."
BAGAGLIO (anche "zavaglio"): sostantivo che può indicare indifferentemente qualsiasi oggetto (o persona) con accezione negativa. Definisce sinteticamente la condizione di attrezzo inutile il cui unico attributo è quello di possedere un peso senza, nonostante tutto, svolgere correttamente la propria funzione. "Cos'è quel bagaglio lì?" domanderà con aria di superiorità il giovine felsineo additando il vecchio cellulare dell'amico dalle dimensioni di un cabina telefonica.
BAGONGHI: termine di origine incerta, forse il nome di un clown del circo. E' da riferirsi a persona grassa e/o goffa, con un'andatura ondeggiante.
BALLA: sbornia colossale, simile alla CIOZZA, ma può indicare anche una bugia.
BALOTTA: Notevole concentrazione di persone in un dato sito. A volte può indicare anche la propria compagnia di amici. "Gran Balotta c'è stasera" sarà l'affermazione del giovane bolognese constatando la coda kilometrica per entrare al Ruvido...
BALOTTINO: imbrogliare, barare durante un gioco.
BANCATA: anticamente una fase della lavorazione della canapa. Ora indica una gragnuola di botte subita o data. "Oh regaz l'altra sera ho preso una bancata di botte, ma ero troppo in CASSA e non ricordo chi me le ha date".
BARUSLA: così viene chiamato, il residuo (di unto, di cibo) che si forma, ai lati della bocca, quando si mangia.
BATEDO: letteralmente equivalente alla locuzione "una gran quantità di". Il termine, pur nella sua sinteticità estrema, esprime con disarmante successo l'immagine onomatopeica del tamburellare incessante di qualcosa che si abbatte senza concedere tregua alcuna. "Ho preso un batedo d'acqua!" esclamerà correttamente l'ignaro cicloturista appena rincasato fradicio dopo l'ennesima bizza metereologica di queste mezze stagioni ritornate prepotentemente di moda. Alcuni il "batedo" l'hanno invece riscontrato personalmente nelle risse davanti al Matis.
BATTELLO: stesso significato di BATEDO ma più italianizzatto.
BAZZA: buon affare, buona occasione per acquistare un oggetto. Può avere anche il significato di intrallazzo, conoscenza tattica volta all'ingresso in disco (o altro...) senza sottostare a code di ore o allo sconto all'atto dell'acquisto del settimo aperitivo consecutivo al Rosarosae.
BAZZURLONE: sventato, babbeo, persona grossolana nei modi di fare e di parlare.
BECCAMORTO: dispregiativo di becchino. Usato per indicato persone negative portatrici di sfortuna.
BECCOTTO: puntura di insetto (deriva dal becco appuntito). "Ho preso un beccotto da un'ape".
BELLA VECCHIO/A!: in origine tipica espressione per salutare amici di vecchia data, ma ormai utilizzato come saluto comune anche solo per conoscenti.
BEN: usato come rafforzativo in determinate occasioni: "E' ben brutto quel vestito lì!". "Vedi ben di darti una mossa Cesira se no facciamo notte".
BIASSANOT: nottambulo. Letteralmente: colui che mastica la notte.
BIGA: bicicletta.
BIGATTO: in origine indicherebbe il verme, ma il significato attuale è quello del tubo di gomma (che nella forma ricorda appunto il verme), per innaffiare, lavare la macchina o travasare il vino. Il diminutivo BIGATTINO indica invece il vermiciattolo usato dai pescatori come esca.
BILLINO: soprannome dato alle minuscole palline di zucchero usate come
decorazioni nei dolci. FARE DEI BILLINI indica fare schiocchezze fra innamorati.
BIRICCHINO: individuo esuberante, vivace, sempre pronto a combinarne una. Usato generalmente dai nonni per apostrofare i nipoti effervescenti.
BLACCO: cosa da poco, priva di valore o molto sciupata.
BOCCHEGGIARE/BROZZARE: cogliere sul fatto,
scoprire qualcuno in situazioni particolari (la maggior parte delle volte
quando non si dovrebbe esser scoperti). "Oh regaz l'altro giorno la
mia figa mi ha brozzato mentre mandavo sms porno ad una tipa".
BONA LE': basta. Locuzione sintetica ma esaustiva per sancire
il termine di qualsiasi attività o discussione. "bona lè,
riga! non ne voglio mezza!" Affermerà perentoria la fanciulla-bene
all'incipiente quarantasettesimo tentativo di "intomellamento"
ad opera del maldestro maraglio di turno.
Vedi anche: "riga".
BORAZZO: derivazione di SBORONE
ma con significato negativo, ovvero colui che vorrebbe essere sborone
ma non vi riesce: il borazzo infatti è personaggio che veste in maniera
pessima con accostamenti sconfusionati. Il cattivo gusto pervade il
personaggio in ogni suo movimento in società.
BOTTA: resistere, sopravvivere, tirare a campare alla meno peggio: "Allora come ti va la vita?" "Mah, diciamo che tengo botta..."
BRAGA: derivazione di braghe, pantaloni. Il termine viene usato per indicare qualsiasi luogo in cui il numero di presenze maschili superi quello femminile. "Oh regaz ma dove mi avete portato? In questa discoteca c'è solo della gran braga!". Il diminutivo BRAGHINO indica un pantalone corto, sportivo o da bagno.
BRAGHIRA: persona pettegola, impicciona, quella che non si fa mai i suoi, interessandosi solo a quelli degli altri.
BRESCO: o meglio "essere bresco". Definisce lo stato comatoso conseguente ad abuso di sostanze alcooliche e depone a grande sfavore del soggetto in quanto assolutamente incapace di intendere e di volere. Es.: "Regaz, ieri sera ero troppo bresco" esclamerà il morigerato fanciullo la giornata susseguente ad una bravata con gli amici.
BRISA: La negazione per eccellenza del vero bolognese. E' uguale al NON in italiano ma è molto più potente. Da usare in frasi perentorie (rigorosamente in dialetto) nelle quali non ci sia possibilità di replica da parte dell'interlocutore. "Oh cinno brisa strazzer i maron!" - Ehi bimbo non rompere le scatole.
BRONZA: Termine che sta ad indicare una emissione di gas più o meno nociva e/o rumorosa dall'apparato intestinale.
BROZZARE: cogliere sul fatto, in flagrante, senza possibilità di scampo: "Mia moglie l'altro giorno mi ha brozzato con la mia segretaria!".
BRUGNOLOSO: derivazione di bugno. Individuo foruncoloso, in preda agli sfoghi dell'acne giovanile. Può indicare anche un terreno con forti asperità.BRUSTOLINI/BRUSTULLI: semi della zucca salati e abbrustoliti al forno.
BRUTTO MALE: modo popolare per indicare (senza nominarlo direttamente) il tumore maligno.BUONO: sta a significare la capacità o l'abiltà nello svolgere un'azione: "Sei buono di aggiustarmi il cellulare?". Può significare anche la validità di qualcosa: "Il biglietto è ancora buono?". Ma è usato anche come intercalare in una frase come escalamativo: "Come ti è andato l'esame?" "Sta buono, non ci sono mica andato...NON NE VOLEVO MEZZA".
BULBO: capelli. Il bolognese veramente giovane affermerà al suo amico scapigliato dalla corrente: "con questo vento hai un bulbo che non si affronta!".
BURDIGONE: letteralmente scarafaggio. Il termine indica però anche quelle caramelle nere, in simil-liquirizia, a forma appunto di scarafaggi, che, a volte, ancora si riescono a trovare in alcune vecchie drogherie.
BURIDONE/MALIPPO: casino, bordello, confusione.
BUSONE/A: termine polivalente, comunemente sta ad indicare il gay mentre al femminile descrive una donna con delle vedute sessuali particolarmente "aperte". Può essere però usato anche per descrivere una persona particolarmente fortunata: "Oh quel tipo lì è proprio un busone".
BUSSO: forte rumore. Usato spesso per indicare incidenti stradali: "Oh regaz l'altro giorno ho fatto un gran busso in macchina".
BUSSOLA: vedere GAGGIA.
BUZZA: letteralmente "pancia".
Con tale termine si vuole indicare la protuberanza addominale che frequentemente
accompagna già in tenera età i giovani bolognesi. Un grande
classico è la cosidetta "buzza alcolica", cioè quella
dovuta al ripetuto e costante abuso di sostanze alcoliche: "hai visto che buzza che ha messo insieme quel tipo a furia di TAFFIARE come un NININO".
CALIFFO: il termine spesso usato per riconoscere ad un
determinato soggetto una certa qual abilità spesso riferita al campo
femminile, ma non solo. Dire "sei un califfo" è come dire
"sei un grande!".Questa valutazione è spesso accompagnata
da un aumento di volume della voce dell'autore per un evidente coinvolgimento
dei presenti.
CAMUFFA: fare le cose di nascosto, tentando di non farsi scoprire.
CANAPPIA: naso
molto prominente e pronunciato. "Soccia che canappia che ha lei
li', sembra la befana!"
CARRO: sinonimo di FERRO.
CARTOLA: tipo giusto, molto fico, DI UN'ALTRA. Se si "ha la càrtola" significa
che si possiedono tutte le caratteristiche necessarie per fare colpo sull'universo
femminile.
CATRAME: sinonimo di SCARDOZZO.
CASSA/CARRIOLA: Stato mentale in cui non si è particolarmente
orientati nel tempo e/o nello spazio. Può essere dovuto all'assunzione
di sostanze psicotrope o alcoliche, ma anche ad eccessiva stanchezza.
"Oh regaz, ieri sera c'avevo una cassa adosso che mi hanno
dovuto portare in branda gli altri perchè io non ce la potevo fare". "Vado a
letto perche' ho una gran cariola" (la doppia R ovviamente non si deve sentire).
CASTRONE: rammendo eseguito male. Dicesi anche di brutta cicatrice di una ferita mal rimarginata.
CATTURA: rammendo eseguito male. Prendere in giro, torturare con parole o azioni, prendere in mezzo in maniera pesante.
CATUINO: portamonete, era il borsellino con apertura a scatto che le donne riponevano in borsetta.
CIAPPETTO: molletta per fermare il bucato nel filo. CIAPPO=fermacapelli
CIAPPINARO: La pronuncia esatta è Ciapinaro in quanto
la doppia "p" viene immolata senza troppi rimorsi sull'altare
della corretta cadenza felsinea. Il termine, indica il trafficone tuttofare,
colui che svolge attività non soggette a fattura nell’ambito
della manutenzione della dimora o dei veicoli all'interno di relazioni tribali
di condominio o di quartiere.
CIAPPINO: Il termine ha il significato di affare,
incombenza da assolvere. "Devo andare a casa che c'ho un ciapino da
fare" dirà il bolognese alla sua morosa che vuole propinargli
una serata davanti alla tele a vedere per l'ennesima volta "Vi presento
Joe Black".
CICCHETTO: Il cicchetto è un giro di sostanza alcolica al bar. In origine poteva essere il bicchiere di vino, servito nel tradizionale bicchiere di vetro piccolo e spesso 4 cm, adesso può anche essere riferito agli "shorts". Il vero professionista del cicchetto comincia la sua giornata alle 7 della mattina con appunto un cicchetto di stravecchio, rigorosamente a stomaco vuoto..
CINNO: Bambino, ragazzo. Tale termine a volte viene usato, in modo dispregiativo, per impartire, in modo perentorio, un comando ad individui (generalmente più piccoli di età o condizione) di cui si ha scarsa considerazione.
CIOCAPIATTI: Letteralmente "Colui
che rompe dei piatti". Più correttamente "cioccapiatti",
la doppia "c" non viene pronunciata per esigenze di cadenza. Personaggio
sbruffone con la tendenza a parlare molto e concludere poco. Di solito affibiato
ad individui che si vantano di particolari prodezze o agganci che in realtà
non hanno. "Lui lì è un gran ciocapiatti" affermerà
il gentleman bolognese raccontando agli amici le gesta del PR di turno che
gli aveva assicurato un entrata a gratis al Matis (e scusate la rima).
CIOCATA: rimprovero, cazziatone. Anche in questo caso la
doppia "c" viene elisa per motivi di corretta pronuncia. "Ho
preso una ciocàta pazzesca" asserirà correttamente lo
studente ripreso e ridicolizzato di fronte alla platea di compagni di corso
dal prof che lo ha "sgamato" mentre copiava la soluzione del problema.
CIOZZA: vedere BRESCO "Oh ieri sera ho preso una ciozza della Madonna".
CIPOLLARE: rovistare, ravanare, a volte anche a sfondo erotico.
CIUFFARE: Rubare, portare via, sottrarre: "gli ho ciuffato il motorino".
CON: viene usato come connettivo in alcune frasi: "con pi lavoro, con più guadagno". "Con prima fai, meglio è".
CONOSCE: spesso è usato col significato di vedere o intuire: "si conosce che ultimamente è dimagrita".
CON: tappo metallico da bibita. Ragazzo/a vergine o persona poco esperta.
COVINO: accovacciarsi, rannicchiarsi, covare. Tipico di quando suona la sveglia, la mattina e si rimane ancora un poco di tempo da fare un covino.
CRESCENTA: focaccia lievitata, salata e cotta al forno. Crescentina: pastella di acqua e sale fritta. Crescentone: definizione del piazzale, in rilievo, al centro di Piazza maggiore.
CRICCA: sporcizia. "hai della gran cricca addosso...Lavati!". A volte viene usato anche per indicare una gang.
CRICCO: forte colpo dato con il dito indice o il medio, dopo aver preso forza facendo leva sul polpastrello del pollice. Ci si serviva di questo sistema per i giochi con le biglie.
CUCCIO: piccolo urto, colpetto, inteso in svariati modi, anche sessuale. "Oh regaz, l'altra sera mentre parcheggiavo ho dato un cuccio al paraurti della macchina". "Oh regaz, l'altra sera avevo una gran TIRELLA e ho dato un un cuccio alla mia donna".
DA: usato in vari modi: "Buono da niente", "sono solo qui da per me", "in questo posto c'è odore da fritto", "questo latte è andato da male".
DARE LA MOLLA (O SMOLLARE...): mollare, scaricare. Utilizzato principalmente nel senso di liberarsi della persona con cui si è soliti accompagnarsi. Alla domanda "dove l'hai messa la morosa?" il giovane bolognese che vorrà distinguersi per eleganza e modernità risponderà convenientemente "cioé, le ho dato la molla, mi aveva troppo ZAGNATO i maroni!" oppure "ho smollato la tipa".
DELLA SERIE...: incipit per eccellenza che prelude ad una categoria di cui l'evento che viene commentato si ritiene faccia parte. Fondamentale la "s" sibilante e la "e" molto aperta affinché la locuzione sia effettivamente giovane ed efficace.
DIAVOLERIO: grande baccano, forte rumore, sconquasso.
DIETRO: usato in vari modi: "prenditi dietro quel bambino", "dove sei dietro ad andare?".
DORMIA: stato di sonnolenza, riferibile anche a cosa o persona noiosa.
DOPO LA PUZZA (ARRIVARE ): indica arrivare a fatto avvenuto, dopo che ormai le acque si son calmate... "Regaz cos'e' successo? Bisogno di aiuto?" dira' al suo arrivo dopo un tafferuglio sotto le due torri il giovane felsineo... "Seee oh te arrivi sempre dopo la puzza!!".
EH BEN BEN: espressione tipica bolognese usata in molteplici occasioni sia in positivo che in negativo. "Come stai?" risposta: "Eh ben ben sta buono va la' ho un mal di testa della madonna!" oppure "Com'era il concerto?" risposta "Eh ben ben uno spetacolo mai visto". PS: notare la rimozione della doppia T in spettacolo.
ESSERE DI UN'ALTRA (o di prima, o di primissima): sottointeso "categoria" (al maschile è sottointeso "ordine"). Locuzione utilizzata per esprimere entusiasmo e felicità per qualcosa. L'oggetto dell'espressione viene immediatamente posto al di sopra di ogni confronto con oggetti simili ma banalmente e tristemente più scadenti (di ultima).
FACCENDINO: persona sempre attiva, affaccendata. E' la versione più dinamica del termine ciappinaro.
FAGIANO: persona
poco furba, credulona, ingenua. "Oh regaz, lui lì crede
proprio a tutto! E' proprio un fagiano!"
FAINA: persona simile al fagiano, che crede di esser furba, ma che gli altri reputano uno sfigato..."Mi sono schiantato contro il paletto con la macchina...". "Soccia che faina che sei!".
FANGA: scarpa. Tendenzialmente schivo e scarsamente esibizionista il giovane felsineo apostroferà il suo interlocutore appoggiando un lieve: "ho comprato delle fanghe in centro che sono di un'altra" .
FARABULONE: al contrario del faccendino, il farabulone chiacchiera molto e conclude poco. Inteso anche come bugiardo o imbroglione. Il farabulino invece è l'imbroglione che non riesce a imbrogliare nessuno.
FARE IL PROPRIO NUMERO (non...): locuzione di rimprovero che colpisce la giovane mente bolognese fin dalla più tenera età e che lo accompagna nel corso della sua esistenza pronunciata ora dall'amico di turno ora dalla dolce consorte la quale, prontamente avvedutasi dell'imminente, ricorrente fragorosa digestione del compagno nel corso del pranzo di nozze della sorella, lo apostroferà così: "Non farai mica di nuovo il tuo numero?!"
FAR L'ASINO: ha all'incirca la stessa valenza di fare FARE IL PROPRIO NUMERO; il termine puo' essere usato come rimprovero: "Oh la pianti di far l'asino?!" oppure come complimento: " Soccia quel tipo fa sempre l'asino, è troppo simpatico".
FARLOCCO: termine da usare in casi di
malfunzionamento di un qualsiasi aggeggio. Il top del farlocco è quando
fai un acquisto di cui sei troppo felice e ti accorgi, appena scartato che
il tutto non funziona. "Oh regaz, ho comperato un pc nuovo ma
non si collega ad internet, mi sa tanto che è farlocco".
FATTANZA: situazione mentale non molto differente dalla CASSA. Questo termine è però più indicato
nei casi di uso massiccio di sostanze chimiche (Chicche, funghi) oppure
di erbe misteriose.
FATTO: usato,
non come verbo, per indicare una cosa o persona curiosa o strana: "che
fatto tipo che è quello lì", "che fatta cosa che mi tocca sentire".
FESSA o BOTTEGA: intesa come apertura anteriore dei pantaloni.
FERRO: I bolognesi usano questo riferimento al noto elemento
presente in natura per indicare un veicolo a motore a 2 o 4 ruote. Tipiche
situazioni sono quelle che si verificano quando il MARAGLIO di turno si presenta al bar davanti agli amici con la "Punto
Sporting" ipertaroccata i quali diranno:
"Ma dai! Ma che ferro hai?" (notare la finezza della rima...)
oppure "VA MO' LA che ferro che sfoggi stasera".
FETTA/FETTE:
significato piede o piedi. "Oh ma che fette c'hai? Sembran due
pinne!"
FIOCCO: bacio. Gergo tipicamente da sbarbo,
ma ormai caduto in disuso, ancora in voga fra i veri intenditori dello "slang"
bolognese.
FITTONE: paletto, ostacolo, generalmente fisso, ma sono sempre più frequenti quelli mobili, per impedire il passaggio di autoveicoli. Il fittone classico è solitamente di forma fallica. "Oh regaz l'altra sera ho preso contro ad un fittone in parcheggio e ho sfatto la fiancata".
FONTANIERE: idraulico.
GABANELLA:
Indica il riposino dopo mangiato, all'incirca fra le 13.30 alle 14.30.
"Regaz, io vado, mangio, mi faccio una gabanella e torno".
GAGGIA: mento di notevoli dimensioni e sproporzionato rispetto
al resto del viso. Tra gli esempi più famosi citiamo Celìne
Dion e Michael Schumacher.
GAGNARE: rubare, fregare. "Dove hai
preso quella BIGA?" "L'ho
gagnata in piazza Verdi a un TUNNELLO"
GEPPO: scarso, maldestro, personaggio di scarso spessore.
Aggettivo dispregiativo utilizzato per additare persona sfigata di cui si
nutre scarsa considerazione. L'espressione può essere rafforzata
ulteriormente da specificazioni peggiorative come nei seguenti esempi: "geppo
di ultima".
GHEGA/GNOCCO/TOZZA: colpo, urto, ma può indicare anche un pugno oppure un incidente. "Oh regaz l'altro giorno stavo impezzando una gnocca di prima. Il suo tipo però se ne è accorto e mi ha cacciato una gran ghega in fronte".
GHIGNARE: per il vero bolognese significa ridere. "O regaz l'altra sera siamo andati a vedere i busoni e ci siam fatti delle gran ghigne!"
GIANDO/GIANDONE/GIGIONE: termini che hanno la stessa valenza di GEPPO, ma che a differenza di questo devono essere usati con persone di notevole statura e stazza.
GIAZZO: contrazione della parola "ghiaccio". Il termine sta ad indicare una temperatura particolarmente rigida con presenza di pinguini. "Oh regaz, ma che giazzo fa oggi?". Può avere anche significato di scarse disponibilità economiche "Oh regaz, oggi ho del giazzo nelle tasche".
GNICCARE: termine dalla valenza multipla: può indicare un rumore "Oh regaz ho la macchina che gnicca sull'anteriore", può essere riferito anche ad una persona che si lamenta sempre; oppure può essere usato per indicare una morte improvvisa "Oh regaz l'altro giorno è gniccato mio nonno d'infarto".
GNOLA (FARE LA): espressione da usare in presenza di persone lamentose, querule. "Dai mo Gina, ti porto al cinema, piantala di gnolare!"
GREZZA: gaffe, figura barbina di proporzioni
cosmiche.
GROSSO (FARE
IL) : espressione usata per indicare un gradasso, un bullo. "Oh
regaz, lui li fa troppo il grosso, prima o poi si becca due
schiaffazzi!" La parola viene spesso associata a persona
palestrata molto muscolosa. "Soccia lui li' se e' Grosso! Chissa' in che palestra va?!"
GUAZZA: per
il bolognese DOC il termine indica la brina che, durante le notti
felsinee si forma, spesso e volentieri, un po' ovunque. "Oh regaz
occhio a tornare a casa col motorino che c'è della guazza".
GUBBIARE: dormire. "Oh regaz, ieri
ero a pranzo da mia nonna, ho cacciato una gran TAFFIATA,
mi è venuta una gran CASSA nel pomeriggio,
così mi son buttato sul letto e mi son fatto una gran gubbiata".
GUZZARE: ovvero l'atto sessuale propriamente detto, anzi fatto. "Allora com'è andata con quella penna?" "Le ho cacciato una guzzata della Madonna". Il termine però può anche indicare un furto "Regaz mi hanno appena guzzato la macchina!"
IMBERLOCCARE: convincere, persuadere le persone con argomenti svariati e fiumi di parole. A volte usato per descrivere truffe messe in essere grazie a particolari doti oratorie.
IMPALUGARE: allappare, invischiare. Tipico verbo da usare durante gare di Orzoro, pangrattato a cucchiaiate senza bere. Il giovane bolognese che tronfio estrarrà dal suo zainetto il mitico "tortino porretta" o il non meno temibile "buondì classico" (privo dell'effetto lubrificante della marmellata o della copertura di cioccolato) per la merenda si troverà irrimediabilmente impalugato e quindi bisognoso di ettolitri di liquido.
IMPITONATA:
dicasi di ragazza molto INTAPPATA, appariscente sia negli
indumenti che nel trucco. Riferito al pitone. "Oh visto quella
tipa com'e' impitonata?"
INFOIATO: il termine indica uno stato
mentale in cui un individuo si butta a capofitto in un'azione oppure è
particolarmente convinto di riuscire in una impresa. "Oh regaz con
quella tipa la mi sto infoiando di brutto"
INGHIPPO: situazione ingarbugliata, problema,
grattacapo.
INTAPPO: abbigliamento particolare, look. Utilizzato in
modo particolarmente efficace per riferirsi a travestimenti o agghindature
finalizzate alla partecipazione a feste a tema (intappo anni '70). L'arrivo
di un amico dotato di zampa di elefante e stivaletto in pelle con cerniera
laterale verrà convenientemente salutato con un efficacissimo: "meerda,
che intappo! Sei troppo di un'altra!". Lo stesso termine può
essere esteso alla fanciulla notoriamente tranquilla in vena apparente di
trasgressioni presentatasi con un look aggressivo.
INTAPPINO: termine che usano le donne per sottolineare un indumento intimo per
far colpo sul fidanzato "Ieri mi son comprata un intappino da
urlo".
INTORTARE (da cui il sostantivo "intorto"): circuire,
ammansire con discorsi possibilmente lunghi e fastidiosi a fini persuasivi.
La pratica dell'intorto è tipicamente attuata dal giovane di tendenza
che, sfoggiando camicia "di primissima" ed il dodicesimo calice
di frizzantino al dehor del Rosarosae, dà prova di prorompente logorrea
alla fanciulla trampolata di turno al fine palese di ottenere favori di
natura sessuale. Il risultato comunque è indefinibile! "Lui
la' mi ha cacciato un'intorto e non finiva piu', una pezza che LA META' BASTA!".
ISMITO: stato di confusione cerebrale, più o meno grave, che può essere transitorio "oh regaz l'altra sera in quella disco, c'era un volume che quando sono uscito ero ismito". Ma può anche essere di tipo genetico e quindi cronico: "Oh con quei due genitori lì quel tipo non poteva che nascere ismito!".
LA
META' BASTA:
unità di misura che indica lo stato di saturazione di un
individuo: basta appunto la meta' dell'argomento in oggetto per
provocare fastidio, figuriamoci l'intero... "Oh lui
li' e' talmente MARAGLIO che la meta' basta!".
LESSO: tipo scarsamente sveglio. "Lui lì è
un lesso!" esclamerà la sagace fanciulla bolognese additando
il giovane di passaggio il quale, la sera precedente, alla visione della
suddetta in soli autoreggenti e sandali con tacco vertiginoso, non ha compreso
le malcelate intenzioni sessuali della focosa compagna.
LUDRO: personaggio dalle abitudini alimentari particolarmente sregolate (soprattutto nelle porzioni e negli orari), da cui il termine SLUDRARE.
LUMINO: emissione involontaria e accidentale
di particelle di saliva dalla bocca. Il lumino compare sempre in momenti
topici o importanti tipo quando stai intortando la donna della tua vita
oppure durante un esame il cui esito potrebbe cambiarti la medesima e nel
bel mezzo della discussione fai il bagno al tuo interlocutore perchè
ti è partito il "lumino".
MARAGLIO: aggettivo sostantivato utilizzato per identificare
ragazzi/e abbastanza grezzi che si mettono in mostra in modo vistoso e cafone.
Il giovane della Bologna bene affermerà "che gran maraglio!"
indicando platealmente il possessore della Renault 5 turbo con ruote iperlarghe
e adesivi sul genere "turbo", "Rabbit", "O'neill".
Il contrario avviene quando il giovane della bologna bene sfodererà
il Porsche fiammante dal quale scenderà rigorosamente iperabbronzato
con camicia bianca e con occhiali da sole "Rayban" portati anche
la sera. In questo caso la domanda più comune tra la gente è:
"Ma che maraglio è...?"
MARONI: il termine, foneticamente parlando, rende al meglio
il significato di queste rotondità anatomiche maschili di particolare
importanza. Senza bisogno di spiegazioni sono le frasi " Ho due maroni
così" (sottointeso "grandi": la grandezza viene spesso
efficacemente espressa da una gestualità non fraintendibile...) e
"mi hai rotto i maroni".
MUSTA: termine che sta ad indicare il
movimento ripetuto e ad andamento circolare della mandibola e della muscolatura
attorno alla bocca dell'incallito consumatore di funghetti ed allucinogeni
vari.
NIDI: materiale vario, radunato a casaccio in un cartone
o cassetto che non si userà mai. "Oh Cinno, vedi ben sistemare
tutti quei nidi che hai nella tua camera, altrimenti te li caccio giù
dalla finestra". "Quasi quasi oggi do' una ripulita all'armadio così caccio via un sacco di nidi".
NIZZA:
prostituta di colore. "Oh Regaz, ho fatto un giro in via Rigosa e, come
al solito, era pieno di Nizze". Il termine deriva da NIZZO:
livido nero.
NOCE: pugno. "Ti caccio una noce"
esclamerà il bolognese inveendo contro l'ennesimo "extra"
che cerca di pulirgli il vetro al semaforo.
NON C'E' PEZZA: locuzione ermetica che affonda le radici
ai tempi di vacche magre in cui le pezze potevano sancire la salvezza di
un capo di abbigliamento ormai logoro. Quando "non c'è pezza"
significa che non vi è modo di recuperare lo strappo e, per traslato,
sottolinea l'ineluttabilità di un evento senza che si possa fare
niente per evitarlo o per negarlo.
"Devo mettermi a dieta, non c'è pezza!" esclamerà
non senza una nota di tristezza il giovane imbolsito da vagonate di tigelle
e crescentine.
NON SI AFFRONTA: locuzione atta ad indicare situazioni,
immagini e/o persone al limite della gestibilità o comunque sgradevoli
a qualunque dei cinque sensi.
NON VOLERNE (PIU') MEZZA: essere saturo di una cosa al
punto di non volerne più sentire parlare. Appare evidente il superiore
impatto emozionale della locuzione felsinea al confronto del ben più
prolisso ed inefficace corrispondente italiano.
PAGLIA: sigaretta. Tipica l'espressione del galantuomo
bolognese il quale, dopo avere sorseggiato il quinto "mohito",
si rivolge elegantemente al tavolo accanto al proprio biascicando: "oh,
regaz, avete una paglia?".
PANNO: coperta (del letto). Viene chiamato a gran voce
dal galantuomo bolognese al sopraggiungere dei primi freddi apostrofando
così la signora: "Oh, Cesira, tira fuori il panno!".
PAPAGNA/O:
Pugno, sberlone, alternativa a GHEGA/GNOCCO/TOZZA. "Oh se non la
pianti di far l'asino ti do una papagna che ti faccio girare due ore".
PASSI LUNGHI E BEN DISTESI: frase in disuso ma sempre efficace, la dice chi vuole allontanare un individuo prima che succeda qualcosa del tipo rissa, o per interrompere bruscamente una conversazione: "Oh tipo VAI MO' A RUSCO, passi lunghi e ben distesi o ti caccio una NOCE".
PELANDRONE: il termine, ormai quasi perduto, indica, in maniera insindacabile, lo scansafatiche per eccellenza, quello che ha sempre il culo peso. Le nonne apostofavano così i nipoti scarsamente attivi.
PENNA: termine che viene usato per indicare un bell'esemplare di genere femminile. "Oh regaz quella tipa lì è una gran penna".
PERRY: contrazione di perizoma. Il perry è spesso sporgente da jeans a vita molto bassa." Oh uomo, fatti lei lì che perry che sfoggia!"
PEZZA: sostantivo derivato dal verbo "impezzare" ossia usare la dialettica per chiudere all'angolo un altro individuo contro la sua volontà, il quale, dopo alcune orette sbotterà "cioé, mi stai tirando una pezza allucinante! Cioé, non ti si affronta: basta". Vedere anche TOMELLA
PICCAGLIO: anche in questo caso la doppia
C viene rimossa per una corretta pronuncia petroniana. Il termine ha molteplici
significati: può essere impiegato per indicare la sicura che si abbassa
per chiudere la portiera nella macchina, oppure più generalmente
un qualsiasi oggetto sporgente che non abbia un particolare nome. Può
essere usato anche per indicare un personaggio di cui si ha scarsa considerazione
oppure uno sbruffone, in questi caso ha la stessa valenza di BAGAGLIO
PIOMBA: stato comatoso spesso dovuto all'azione di agenti esterni come droghe o alcool, ma che puo' essere usato per indicare anche uno stato vegetale conseguenza di abbondandti libagioni (classica la "piomba post-pranzo").
PLUMA: avarizia portata ad eccessi di
tipo rabbinico. "Oh regaz lui lì c'ha una pluma addosso che
spacca!"
POLLEGGIO: riposarsi, stare calmi. Viene utilizzata spesso
anche la forma imperativa del verbo in tono intimidatorio per raffreddare
i bollori del maraglio di turno che spinge per non fare la coda all'ingresso
della disco: "Oh, polleggiati subito!". "Ieri sera non sono uscito, mis on polleggiato sul divano davanti alla TV".
POLO: sinonimo di GIAZZO.
PRANA: sinonimo di BRONZA.
RANDA/RANDANELLO: unità di misura della velocità. Indica la possibilità, per un mezzo di locomozione, di raggiungere velocità smodate. "Oh regaz, il mio nuovo FERRO va a randa!"
RAVALDONE: sinonimo di SCARDOZZO.
REGAZ/REGIS: contrazione della parola
"ragazzi". Usato in maniera confidenziale dal giovane petroniano
per salutare la sua balotta di amici. "Oh, Bela regaz, siete a posto?".
RIGA: basta, finito. La citazione della linea che determina
la fine dell'elenco degli addendi nella somma del verduraio definisce per
traslato la fine di ogni attività. Si fa seguire spesso e volentieri
a BONA LE' come rafforzativo.
RUSCO: pattume, spazzatura. "Cacciala nel rusco!"
si sentirà dire il tapino giunto al passo della Raticosa con mezz'oretta
di ritardo rispetto agli altri amici dotati di moto ben più moderne
e prestazionali. N.b: I bolognesi pensano erroneamente che questo termine
sia utilizzato in tutta Italia.
RUSCO
E BRUSCO:
si dice quando qualcuno dice il bello e il brutto di una
vicenda, cioe' non nasconde nulla di un fatto. "Ieri sono andata
dal mio capo e gli ho detto il rusco e brusco di cosa non va in
quell' ufficio". Oppure pùò indicare un individuo che si adatta a
qualsiasi condizione gli capiti davanti: "Oh regaz sono in astinenza da
troppo tempo, stasera pur di far qualcosa tiro sù il rusco e brusco".
SABADONE: elemento fisico che, generalmente, popola la provincia felsinea, perennemente fuori dalle mode e dal tempo, un po'
ciondolante e dai modi goffi e impacciati, tendenzialmente alienato dalla società che lo circonda.
SALTARE
I FOSSI PER LA LUNGA: in sintesi fare passi da giganti, compiere
imprese impossibili... un classico della bolognesita' e' il nonno che
dice al nipote "io alla tua eta' saltavo i fossi alla lunga"
nel senso che i giovani di oggi sono meno attivi dei giovani di ieri.
SANDRONE: termine molto "vintage", anche questo usato dalle nonne, che davano del "sandrone" al nipote che ne aveva combinata una delle sue. In tempi più moderni il termine viene usato da alcuni per indicare un volgare "cannone".
SBAGIUZZA/SGADIZZA: segatura. Il termine però viene anche usato per indicare una cosa da poco, dal valore molto scarso, appunto come la segatura. Nelle vecchie officine, per asciugare una chiazza d'olio, si apostrofava così l'apprendista: "Oh CINNO porta ben della sgadizza!".
SBOCCARE: Indisposizione gastrica con fuoriuscita copiosa di sostanze dalla bocca.
SBROCCARE:
perdere la brocca, andar fuori di brocca... Cioe' andar fuori di testa,
arrabbiarsi. "Oh regaz, l'altro giorno la mia tipa e' sbroccata
perchè mi sono ingubbiato e non siamo andati al cinema!"
SBORONE: esibizionista, personaggio che si fa notare rumorosamente,
privo del benché minimo senso di misura, tatto ed eleganza. La diffusione
del malcostume nazional-popolare di stampo catodico tipico di questo periodo
storico ci offre continui esempi di "sboroni" che spaziano dagli
ostentatori di status simbol (auto, moto, abiti griffati, accessoristica
elettronica di vario genere) accomunati dalla caratteristica di avere elevati
prezzi senza possederne corrispondenti contenuti, ai più classici
autocelebratori di prestazioni sportive, sessuali nonché spacciatori
di falsissime amicizie altolocate.
SBROZZO: unità di misura indicante una quantità indicibile di cose o persone. "Oh regaz stasera al Matis c'è uno "sbrozzo" di gente" sentenzierà il giovane felsineo dopo aver osservato la coda di 12 km davanti all'ingresso della disco.
SCADORE: prurito. La frase classica nella quale inserire il termine è: "Oh regaz, non so come mai, ma oggi c'ho un gran scadore al culo".
SCANCHERARE: imprecare, mandare un accidente a qualcuno, manifestare, in maniera accesa, il proprio disappunto nei confronti di qualcuno o qualcosa. "Oh regaz, ieri ho provato a IMPEZZARE una tipa, ma questa NON NE VOLEVA MEZZA e mi ha scancherato dietro".
SCARACCIO: emissione volontaria di saliva dalla bocca. Lo scaraccio può essere semplice, solo saliva, oppure composto, con aggiunta di catarro e/o sangue, a seconda delle condizioni di salute più o meno gravi dell'individuo.
SCARDOZZO: appellativo che viene solitamente
affibiato ad un mezzo di locomozione non proprio all'avanguardia o che,
pur essendo all'avanguardia, ha evidenti problemi di funzionamento. "Dove
l'hai preso quello scardozzo" dirà il giovane bolognese al maruecas
che si presenterà con il suo "nuovissimo" Ciao Piaggio.
SCENDERE LA CATENA: tipica espressione che comunica il
disarmo finale nei confronti di qualsivoglia evento al punto da non "volerne
più mezza". Le due espressioni si rafforzano spesso in un confronto
sintattico che porta il giovane ingegnere alla settima ora di scritto dell'esame
di stato ad affermare: "bona lì, riga! mi è scesa la
catena: non ne voglio più mezza!". Lo stesso verrà ritrovato
poche ore dopo completamente "in cassa" di fronte al pub irlandese...
SCIMITONI: Modo di dire ormai solo x veri intenditori. Usato principalmente dalle nonne durante pranzi con abbondanti libagioni. Al terzo piatto di tagliatelle il giovane bolognese comincerà a chiedere pietà alla nonna e la stessa lo apostroferà così: "Ma dai mangia ancora, non stare mica a far dei SIMITONI", la corretta pronuncia infatti viene ottenuta mediante la S iniziale maledettamente sibilante e l'eliminazione della C.
SDOZZO: termine che si può usare sia per
le persone che per le cose. Nelle persone indica individui non bellissimi,
un po' imbranati, oppure bizzarri o ridicoli nell'aspetto. Può servire per
descrivere un qualsiasi oggetto che non funzioni a dovere oppure vecchio,
superato. "Oh regaz lo scooter di mio padre perde i pezzi da tutte
le parti, è proprio uno sdozzo"
SFROMBOLARE/CACCIARE: gettare via, lanciare. Verbi che
ben descrivono gesti plateali e definitivi volti all'eliminazione fisica
di qualsiasi oggetto divenuto inutile o comunque sgradito. "Soccia
che stereo!" si dirà appena saggiata la potenza sonora dell'ultimissimo
ritrovato acustico situato in camera dell'amico "...e che ne hai fatto
di quello vecchio?" "l'ho sfrombolato giù dalla finestra!"
SGHETTO (ANDARE DI): espressione volta all'identificazione
di contesti fortunosi che hanno consentito il concretizzarsi di eventi altrimenti
improbabili. Tipico l'incipit dello studente universitario nullafacente
e vitajolo che, all'ingresso dell'aula dove si tiene l'esame di "scienza
delle costruzioni", con la fiata ancora turbata dall'alcool ingerito
la notte precedente esclama: "oh raga, se passo questa mi va fatta
di sghetto!"
SGODEVOLE: stato fisico mentale tipico di una donna durante la comparsa delle sue cose, ma può essere usato anche al maschile per indicare un personaggio che NON SI AFFRONTA.
SLUDRARE: verbo che indica un accostamento alimentare quanto meno discutibile "Regaz ieri non avevo sonno così alle 2 di notte mi sono taffiato un salame intero con patatine fritte tocciate nella nutella".
SLUNGARE: Passare, allungare,dare.. si dice per farsi fare un favore subito.. "Oh mi slunghi il giornale solo un attimo che leggo l'oroscopo?"
SMATAFLONE: ceffone, manrovescio. Celebre la frase della nonna: "Oh cinno, se non la smetti di fare il tuo numero ti caccio un smataflone, che ti attacco al muro".
SOCMEL/SOCCIA: intercalare dal significato multiplo. Letteralmente significa "succhiamelo", ma è un'esclamazione che non ha alcun riferimento all'atto sessuale e che può essere usata in qualsiasi frangente, per esternare qualsiasi tipo di sentimento. "Socmel che due maroni!" esclamerà il petroniano bloccato nel traffico dei viali alle 5 del pomeriggio.
SOLFANAIO: rigattiere, robivecchi. Termine
che deriva dalla "solfa" petulante e ripetitiva col quale il rigattiere
faceva sentire la sua presenza per le strade, del tipo "Donne è
arrivato l'arrotino!". Il termine si usa per indicare un qualsiasi
attrezzo che sia da eliminare per inutilità: "Regaz oggi mi
è ciocato il cellulare, è meglio se lo caccio dal solfanaio".
SPANIZZO: persona che si fa notare, che non si tira indietro,
che osa in maniera evidente ma comunque degna di ammirazione. L'immagine,
per quanto possa sembrare somigliante ad una prima lettura superficiale,
differisce sensibilmente da quella dello SBORONE in quanto non comprende l'accezione negativa caratteristica
di quest'ultimo. "Oh regaz l'altro giorno ho voluto far lo spanizzo e ho pagato la cena a tutti".
SPARGUGLIO: confusione, disordine. Da utilizzare soprattutto in situazioni in cui oggetti vengono lasciati a casaccio
SPLENDIDO: fare lo...(vedi SPANIZZO).
SPORTA: contenitore una volta in tela grezza, ora in plastica, usato, generalmente, per fare la spesa. Per i maruecas trapiantati: non parlateci di "busta per la spesa"; per noi la busta è quella da lettera e basta!
SQUASSO: unità di misura non precisamente definita, molto simile a SBROZZO. Da usare assolutamente in casi in cui si debba gentilmente mandare a quel paese qualcuno: "Oh tipo vai mo' a fare uno squasso di pugnette!".
SQUIZZARE: letteralmente "schiacciare". Il termine va però associato ad azioni specifiche, quelle in cui c'è una precisa fuoriuscita di liquido ad esempio "Oh bela regaz, ieri son stato al Mac, mi sono taffiato un tot di patate e ci ho squizzato sopra un tubo di maionese: di un'altra!".
STRACCIARE: parola dal significato multiplo, ha la stessa valenza di SBOCCARE, indica l'azione di stressare qualcuno "Oh tipo mi stai stracciando le balle, bona le!"; può significare anche passare col rosso ad un semaforo, oppure, in gergo motociclistico è da usare in casi di impennate da antologia: "Oh regaz col mio nuovo ferro straccio delle impe che non si affrontano!". Può indicare anche una vittoria netta in una competizione "oh ieri a calcio vi abbiamo stracciato!".
SUSANELLO: il termine indica una persona
di statura elevata, ma non è necessariamente dispregiativo come GIANDONE.
SVERZURA: stato mentale che comporta una particolare carica o spinta a compiere determinate azioni. La "sverzura" in campo sessuale è un classico.
TABANA: ododre nuseabondo, al limite della sopportazione. Il termine trova applicazione in tutti i casi di ascella pezzata e di notevoli concentrazioni di fumo. "Soccia che tabana!".
TAFFIARE: Letteralmente "mangiare". Può essere usato per indicare un abbondante ingurgitamento di cibo: "Oh regaz ieri sera ho cacciato una taffiata clamorosa"; ma può indicare anche solo un pasto generico "Oh regaz ho fame, andiamo al taffio?".
TAMUGNO: termine usato specialmente in
campo gastronomico per indicare cibi indigeribili: "Oh regaz le lasagne
di oggi in mensa eran tamugne di brutto".
TIRARE GLI
ULTIMI: ultimi intesi come respiri. Termine usato per indicare uno
stato di malattia molto avanzato o terminale, dicasi di persona molto
malata o barcollante. "UOMO, guarda lui lì sembra stia
tirando gli ultimi".
TIRELLA: condizione fisica che indica una profonda carica sessuale, nel sesso maschile si identifica con un'erezione, mentre nella donna può essere riconosciuta tramite una macchia umorale nelle mutande.
TIRO: è l'azione di schiacciare il bottone che apre il portone del palazzo. Quando il gentiluomo bolognese si troverà ai piedi del condominio dell'amata suonerà il campanello pronunciando la frase: "Ciao, sono io, mi dai il tiro?"
TOCCIARE:
intingere, fare la scarpetta. Eliminazione della doppia c come da
copione "Oh nonna posso tociare il pane nella pentola del
ragu'?"
TOMELLA: si riferisce all'atto di "intomellare"
ossia di riversare fiume di parole sul prossimo cercando di convincerlo
delle cose più disparate. "Cioé, mi hai fatto una tomella
assurda, mollami subito!" Vedere anche "PEZZA".
TUNNELLO: individuo originario della fascia del Magreb, trapiantato a Bologna, solitamente dedito allo spaccio di sostanze illecite.
UOMO: termine generico per chiamare un personaggio maschile col quale si deve interagire ma del quale non si conosce il nome, oppure del quale si conosce il nome, in questo caso ha valenza amichevole.
USTA: termine impiegabile in situazioni difficili, in cui ci sia bisogno di usare intelligenza, oppure astuzia. "Oh regaz quel meccanico lì ha dell'usta: in due minuti mi ha riparato il mio ferro, che non ne voleva sapere mezza di ripartire!".
ZAGNARE: rompere, infastidire. Forma verbale tipicamente utilizzata nella più ampia locuzione "zagnare i maroni" dove l'azione si eleva ad una forma catartica ed universale che colpisce inevitabilmente le parti più intime e sensibili della corporalità maschile, ultimo ed ineluttabile bersaglio delle persone più insopportabili che la vita ci para dinanzi.
ZAGNO: sinonimo di GIAZZO. "C'è un giazzo del 29" (anno memorabile nel quale Bologna fu sommersa da oltre 2 metri di neve).
ZANNETTA: bastone massiccio e ricurvo nella parte superiore usato dalle persone anziane per sorreggersi. Veniva intarsiato e decorato per renderlo più pregiato.
ZIGARE: piangere. Da usare in riferimento
a pianti striduli e petulanti come quelli dei bambini. "Oh quel cinno
lì ieri sera non la smetteva mai di zigare, che due maroni mi ha fatto venire
su!".
ZDOURA: letteralmente "reggitora o reggitrice". Il termine stava ad indicare, negli anni che furono, la classica donna/padrona di casa factotum della famiglia patriarcale. Ora la zdoura ha il significato più generico di donna un po' attempata, magari una di quelle che ancora piega (a mano) i tortellini alla festa dell'unità, oppure, quelle piene di paillettes, che si trovano nelle balere di liscio.
ZORA: deriva dal termine precedente ma con un'accezione particolarmente negativa e ha lo stesso significato di BUSONA. Però, mentre la busona può avere anche una sorta di stile nella sua troionaggine, la zora è generalmente conciata in maniera assurda e si muove in società con la grazia di un camionista rumeno.